Australia, Great Ocean Walk qui l’Oceano si racconta

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Allacciati le scarpe da trekking e preparatevi per un viaggio indimenticabile nel paese delle meraviglie della natura, benvenuti in Australia.

#GreatWalksofAustralia

Dalle montagne selvagge della Tasmania e le spiagge di sabbia bianca, la frastagliata costa vittoriana, gli altopiani vulcanici e l’antica foresta pluviale nel Queensland, agli oceani dai colori brillanti dell’Australia occidentale, un’isola paradisiaca dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, il fiume più lungo d’Australia, le magnifiche catene montuose dell’entroterra dell’Australia meridionale e il nostro centro rosso, il Territorio del Nord, ti accompagneremo durante le incredibile “Great Walks of Australia”.

Qui ci sono tra le passeggiate più sensazionali ed appaganti di tutto il mondo, un’esperienza autentica per vivere con il corpo e con la mente i luoghi più selvaggi ed iconici di questo paese.

#GreatOceanWalk

Uno spettacolare percorso escursionistico lungo 100km, da Apollo Bay fino a Glenample, vicino ai 12 Apostoli, che fu realizzato tra il 1919 e il 1932 da 3000 soldati. Per gli appassionati e non di hiking rappresenta un’escursione imperdibile. Le emozioni uniche che si possono incontrare lungo il cammino fanno della Great Ocean Walk un vero e proprio Viaggio appassionante ed unico a stretto contatto con la natura.

Apollo Bay è la destinazione iconica e principale sulla Great Ocean Road. Dagli inizi del 1800 si è evoluta da stazione baleniera a tipica località di villeggiatura balneare con una ricca varietà di attività in spiaggia e in acqua. L’entroterra è noto per le colline pedemontane degli Otway Ranges con la loro fauna selvatica e l’eccellente camminata nel bush. La gente del posto insiste sul fatto che gode di un microclima che la rende più mite e calda rispetto alle altre città della Great Ocean Road.Nel 1859 l’area fu censita e nominata. Nel 1874 il nome fu ufficialmente cambiato in Krambruk. Fu solo nel 1898 che divenne ufficialmente Apollo Bay. Il nome risale al 1845 quando un capitano James Loutit, a bordo della goletta Apollo, si rifugiò nella baia. La città e la baia presero successivamente il nome dalla nave.

Con il suo incredibile documentario, “The Art of Walking” , National Geographic svela le meraviglie di questa “walk”. A percorrerla sotto gli occhi della telecamere, tre protagonisti: l’ecologista John Francis, la pattinatrice Katarina Witt e lo sciatore australiano, campione paraolimpico, Michael Milton. Se gli ultimi due sono grandi sportivi, il primo “escursionista” è conosciuto soprattutto per il suo impegno ambientalista: chiamato anche “Planet Walker”, da tempo gira il mondo zaino in spalla per diffondere un messaggio di protezione della Natura, all’insegna dei “viaggi lenti”. Attraverso le loro tre storie, lo spettatore avrà una visione inedita dei paesaggi australiani e della ricchezze naturali di questa parte del territorio.

L’area della Great Ocean Walk è ricca di storia e ha avuto un grande significato nello sviluppo dello stato del Victoria e dell’Australia. Non per niente questa zona è chiamata “la costa del naufragio” e lungo la passeggiata si possono trovare ricordi delle centinaia di navi perse lungo questa costa. Secondo quanto riferito, il primo esploratore Matthew Flinders ha detto della Shipwreck Coast: “Raramente ho visto una sezione di costa più spaventosa”.

Ci sono anche testimonianze degli abitanti originari di questa zona, gli aborigeni che per migliaia di anni hanno vissuto quella che molto probabilmente era stata una regione ricca di selvaggina e frutti di mare. Il popolo Gadubanud (Katabanut) che occupava l’altopiano della foresta pluviale e la costa frastagliata di Cape Otway che copre le attuali città di Lorne e Apollo Bay, costruiva canoe di corteccia da usare nei fiumi, nei laghi, negli estuari e lungo la costa. I registri delle navi a vela riportano che gli aborigeni erano soliti navigare vicino alla costa in questa regione.

La storia vuole che questo tratto di costa abbia circa 700 navi naufragate e sommerse nelle sue acque, rendendolo così un luogo affascinante e misterioso; molte delle insenature lungo la Great Ocean Walk prendono il nome da relitti, come Johanna Wreck Beach ed ovviamente la gola di Lorch Ard, dove la storia marittima si mescola con la natura selvaggia.

Ryan’s Den, ad esempio, prende il nome dal dottor Charles Ryan, che dopo essere naufragato nel 1900 è riuscito a trascinarsi sulla spiaggia con una gamba rotta. Riuscì a superare la ripida cresta e giù fino al vicino fiume Gellibrand, dove alla fine trovò aiuto. Il percorso che si estende da Ryan’s Den a Devils Kitchen, probabilmente è la sezione più selvaggia, naturale ed impegnativa della Great Ocean Walk. Da Ryan’s Den la pista prosegue attraverso le foreste costiere che conducono a Cape Volney al nome evocativo Moonlight Head. Dopo Moonlight Head la pista scende in una valle e segue una sezione di pista appena tagliata che porterà a The Gables Lookout, arroccato su una delle scogliere più alte dell’Australia continentale. Se cammini tra giugno e settembre potresti essere abbastanza fortunato da vedere una delle balene franche australi in partenza che frequentano questa costa nei mesi invernali.

Eric the Red, invece è il nome di un famoso naufragio a Cape Otway. Eric the Red partì da New York nel giugno 1880 con un equipaggio di 25 persone, due passeggeri e un carico con le più belle meraviglie del nuovo mondo da esporre alla Fiera Mondiale di Melbourne. Ma la nave purtroppo non è mai arrivata a destinazione perche si è scontrata con la barriera corallina a al largo di Cape Otway. Una delle ancore della nave è ancora visibile lungo la costa, diventando parte della roccia e del paesaggio a testimonianza dei tantissimi racconti che animano questa costa.

Il faro di Cape Otway nel sud-ovest di Victoria, vicino ad Apollo Bay, si erge ancora oggi forte e maestoso lungo la Great Ocean Road dal 1848, sebbene non sia più utilizzato per scopi di navigazione. Il faro è stato originariamente eretto per fornire un passaggio sicuro per le navi che tentano di attraversare il passaggio infido dell’oceano dove si incontrano lo Stretto di Bass e l’Oceano Antartico. Nel passato, per centinaia di migranti, dopo 4 mesi di mare, Cape Otway segnava la fine di un lungo viaggio: esso attirava l’attenzione sul primo lembo di terra che si mostrava davanti agli occhi dei viaggiatori dal lontano Capo di Buona Speranza. Essere il custode del faro nell’Ottocento non era un compito facile: per ben 30 anni Henry Bales Ford e sua moglie hanno dato rifugio ai sopravvissuti al naufragio, hanno combattuto gli incendi boschivi e hanno mantenuto attrezzature ed edifici. Quella luce sempre accesa ed alimentata di Ford potrebbe aver salvato centinaia e migliaia di emigranti che non vedevano una terra da mesi dalla loro partenza dall’Europa e dall’Inghilterra.

Il percorso si snoda attraverso diversi parchi nazionali, e lungo il cammino si possono incontrare koala, canguri e, se siete fortunati anche pinguini. L’ultimo tratto dell’escursione parte da Devils Kitchen per arrivare ai meravigliosi 12 Apostoli, qui potrete brindare al completamento della vostra Great Ocean Walk!

#12Apostoli

Cosa c’è in un nome? Nel caso dei 12 Apostoli – otto colonne di pietra calcarea di 50 metri al largo della costa meridionale di Victoria, in Australia e la più grande attrazione turistica dello stato – un bel mistero. Dopotutto non ce ne sono mai stati dodici e sono pilastri di pietra calcarea, scavati nella parete rocciosa dall’azione dell’oceano senza alcun evidente collegamento biblico e privi di qualsiasi significato religioso. Gli apostoli si sono formati per erosione: le dure ed estreme condizioni atmosferiche dell’Oceano Antartico hanno gradualmente eroso il tenero calcare per formare grotte nelle scogliere, che poi sono diventate archi, che a loro volta sono crollati; lasciando cumuli di roccia alti fino a 50 metri.

Fino agli anni ’60 le formazioni erano chiamate Sow and Pigs, ma con un lampo di genialità del marketing, furono ribattezzati Apostoli. Per un intervento divino, il nome si è presto evoluto in I Dodici Apostoli, anche se all’epoca si potevano vedere solo nove. Il momento migliore per ammirare lo spettacolo è all’alba o al tramonto, quando si possono vedere anche piccoli pinguini. A neanche 5 minuti di distanza si trova il Razorback, un’altra formazione rocciosa che precede le nostre ultime due tappe del percorso sulla Great Ocean Road. Il curioso nome dipende dalla forma di questa roccia, che sembra quasi una lama di un rasoio per i suoi particolari onde, incavi e fori dalle erosioni costanti degli elementi naturali.

La Great Ocean Walk è molto più che un’escursione. È un viaggio nella natura quella imponente ma al tempo stesso un’immersione nella storia, nei racconti, nelle persone.